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RIFLESSIONI SUL CASO PARMA

di Luca Siniscalchi


03/04/2015

Il caso Parma presta il fianco a tanti ordini di riflessioni legati alla nozione di sport intesa in senso ampio, nel senso di fenomeno che interessa tutti i settori della vita della collettività. Per linee generali, gli argomenti di maggior interesse possono essere ricompresi in tre diverse sfere, quantomeno a seconda del tipo di analisi da svolgere, perché alcuni di essi attengono agli aspetti più prettamente umani e sociali della situazione, perché riguardano le vicissitudini di individui o di gruppi di persone a vario titolo coinvolti nelle vicende occorse, altri elementi concernono aspetti di carattere economico, per i riflessi, soprattutto negativi, ma non solo, che derivano dalla crisi patrimoniale e finanziaria in cui “l’imprenditore sportivo” è incorso e, infine, rilevano elementi più specificamente giuridici, che inducono a valutare la natura degli istituti e delle normative che regolano la fattispecie e gli effetti che possono scaturire dalla loro applicazione.
Tuttavia, c’è un modo di approccio che implica un’analisi trasversale degli argomenti, cui si è accennato, e che nel nostro caso - il che è parso anomalo - non è finora emerso agli onori della cronaca, almeno per la conoscenza sommaria che il sottoscritto si è fatto attraverso le informazioni acquisite attraverso le fonti a disposizione di un lettore
neanche troppo attento alla questione in esame. Si intende fare riferimento alla possibilità di ricorrere alla
partecipazione economica diretta dei tifosi, e non solo, per affrontare e, magari, risolvere, almeno in via temporanea, le difficoltà di gestione della società sportiva, specie se versante in situazione di difficoltà, senza affrontare, in questa sede, anche la possibilità di un coinvolgimento più stabile e duraturo (di cui ci ripromettiamo di occuparci in altra
occasione). Infatti, confidando di non essere smentiti, si è trovato strano, rispetto all’interesse principale di veder conclusa la stagione agonistica in corso attraverso la creazione di una disponibilità economica di circa cinque
milioni di euro, condiviso da tutti (apparentemente) i soggetti coinvolti, compresi i creditori che hanno introdotto il ricorso e poi ottenuto la declaratoria di fallimento della compagine parmense, almeno secondo le notizie di stampa, così da perseguire ognuno i propri target, su tutti l’evitare il depauperamento del valore della società, che nessuno abbia
almeno proposto la costituzione di un crownfunding. Tale istituto, che è tradotto in forma letterale con la definizione di
finanziamento collettivo, che la pubblica opinione vuole essere stato ripreso dalla tradizione giuridica anglosassone e che è da identificarsi come forma di contratto atipico con effetti unilaterali, se si considera che l’accettazione della proposta, da parte dei finanziatori, si manifesta in via tacita, attraverso il versamento della somma, con cui è espressa
l’adesione, è, per qualche tratto relativo alla posizione di colui che propone il progetto, assimilabile alla nozione della promessa al pubblico (fonte di obbligazione non contrattuale).
Difatti, l’istituto in questione prevede che alcuni soggetti (individui od enti) rivolgano un invito al pubblico a partecipare, in forma economica, alla realizzazione di un’idea di comune interesse dei partecipanti, impegnandosi alla realizzazione del progetto in caso di raccolta dei fondi necessari e sufficienti a sostenere l’idea od a restituirli, per l’intero od in parte, seconda le condizioni contrattuali, in caso di insuccesso. Pertanto, nei fatti il crownfunding è un progetto comune da pubblicizzare in maniera diffusa alla platea di destinatari interessati alle sorti del progetto, oggetto della proposta, perché costoro partecipino, in modo massiccio e variamente regolato, alla costituzione di un fondo da destinarsi
alla realizzazione dell’idea, con l’intesa, giuridicamente valida ed efficace, che, in caso di mancata realizzazione del risultato del raggiungimento della somma economica utile al conseguimento del risultato, le somme versate siano restituite ai finanziatori dell’iniziativa di gruppo per effetto del verificarsi dell’evento dedotto in forma di condizione
risolutiva.
Pertanto, nella consapevolezza che il buon esito dell’iniziativa è collegato al fatto che l’obbligazione a realizzare il progetto sia manifestata da soggetti credibili dell’adempimento di quanto promesso, magari non solo (o meglio non tanto) dal punto di vista della notorietà, ma anche - o soprattutto – sotto il profilo patrimoniale, nel caso in esame sarebbe stato possibile disporre della somma idonea allo scopo mediante una raccolta dei fondi fra i soli tifosi e possibili sponsors, così da realizzare in maniera spontanea quanto, invece, realizzato attraverso la declaratoria di fallimento durante la stagione in corso, l’intervento economico della Lega e le polemiche scaturite dalla soluzione praticata dopo la dichiarazione di fallimento. Va osservato che la naturale diffidenza alle possibilità di successo di tal
generale iniziative, legate ad una profonda condivisione del progetto da parte del pubblico interessato alla sua realizzazione, oltre che ad altre variabili, che dell’applicazione di tale istituto giuridico esiste un interessante esempio praticato nella città di Napoli, dove da un paio di anni, stando, a quanto letto e constatato, i promotori di un crownfunding,
certamente degni di grande ammirazione, su idea condivisa anche da noti personaggi del mondo spettacolo (il che giova), hanno iniziato un progetto di tal genere per la ristrutturazione del chiostro della chiesa di Santa Caterina a Formello, con la finalità non solo di riportare il monumento al lustro che ad esso spetta, ma anche di farne un polo economico-commerciale per quegli artigiani che custodiscono preziosi di segreti di antiche arti e nobili mestieri.
Pertanto, nel nostro caso, sia pure alle condizioni prefigurate, il ricorso a tale istituto avrebbe potuto consentire di raggiungere non solamente il risultato del completamento della stagione sportiva nel modo più naturale possibile da parte della squadra della città ducale, ma anche la realizzazione di tanti altri importanti obiettivi di carattere sociale ed
economico, non di secondario rilievo, come, fra i tanti, la preservazione, se non il rafforzamento, dell’attaccamento dei tifosi, divenuti diretti protagonisti, sia pure in via momentanea, della vita della loro società sportiva e, finanche, la protezione della par condicio creditorum, cioè la tutela del valore primario cui è ispirata la disciplina della normativa
fallimentare.



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