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LA VITTORIA DELLA BATTAGLIA LEGALE SULLA GESTIONE DEI DIRITTI DI RIPRODUZIONE TELEVISIVA DEGLI EVENTI SPORTIVI E LE SORTI DELLA GUERRA IN ATTO

di Luca Siniscalchi


30/11/2015

Di recente, alla ribalta della cronaca di fenomeni riconducibili al diritto sportivo, è giunta la notizia della vittoria ottenuta in sede giudiziale dal gruppo Mediaset nei confronti della Rojadirecta, che, come è noto alla gran parte degli appassionati della visione di eventi sportivi, è la piattaforma dedicata ai link che consentono lo streaming delle trasmissioni di eventi sportivi e che, di fatto, consente agli internauti di accedere gratuitamente alla visione delle più svariate competizioni tramite le immagini trasmesse nel circuito di diffusione esistente nel mondo del web.
Infatti, da quanto è stato possibile sin qui rilevare dalle informazioni pubblicate on line, con un’ordinanza cautelare emessa nel corso di novembre nel contesto di un procedimento speciale deciso dalla Sezione Specializzata del Diritto delle Imprese, il Tribunale di Milano ha accolto il ricorso proposto da una società del Gruppo Mediaset, titolare dei diritti di riproduzione delle partite di calcio di serie A e della Champions League, nei confronti di Fastweb, quale provider, ordinando al resistente di inibire ai suoi clienti l’accesso al dominio it.rojadirecta.eu e disponendo una penale di € 30.000,00 per ogni giorno di ritardo registrato nell’attuazione del provvedimento emesso da parte del suo destinatario.
Questo provvedimento interviene nel contesto di un’aspra contesa combattuta da tempo fra le imprese titolari in esclusiva dei diritti di utilizzazione economica delle immagini degli eventi sportivi, nel nostro paese Mediaset e Sky, e le organizzazioni, definite pirata, che, attraverso la navigazione su internet, consentono il libero accesso alla visione di quegli stessi eventi da parte di chiunque sia un minimo avvezzo alle attività tecniche per realizzare gli ingressi mediante i loro siti.
I motivi del confronto sono collegati ai comprensibili riflessi negativi che dal punto di vista economico si generano per gli operatori televisivi, che, in regime di oligopolio, gestiscono il mercato della cessione dei diritti di visione a pagamento nelle due forme contrattuali conosciute della pay-tv e della pay per view, secondo le caratteristiche del servizio reso, a causa delle perdite generate dall’aggiramento dei vincoli all’ingresso prodotti dai sistemi di criptazione .
In effetti, la situazione attuale è il risultato di uno sviluppo che è dipeso dall’evoluzione delle tecnologie di diffusione delle immagini e che, nel settore dello sport, ha condotto via via ad una progressiva presa di coscienza da parte dei soggetti coinvolti nell’organizzazione di eventi sportivi (sportivi, società sportive, leghe …) delle enormi potenzialità offerte dal mercato dei consumatori televisivi.
Si è così assistito in una prima fase alla gestione individuale o, comunque, frammentaria della cessione dei diritti di riproduzione e di utilizzazione di immagini, in cui quei soggetti, che possiamo indicare come organizzatori di eventi, cedevano a terzi i loro diritti verso un corrispettivo di valore non eccessivamente rilevante, per giungere, progressivamente, a fenomeni di gestione collettiva (Federazioni Internazionali, Leghe) sempre più profittevoli per i protagonisti delle manifestazioni sportive.
In tal senso la recente questione definita Infront sui quotidiani, con le indagini penali sulla correttezza della gestione della cessione dei diritti TV in forma collettiva nei campionati federali di calcio, costituisce la più chiara dimostrazione del rilievo economico e giuridico assunto dal fenomeno in esame.
In particolare, proprio dal punto di vista giuridico tale evoluzione ha avuto un suo percorso, partito dagli inizi del 2000, allorché si si assistette ad un dibattuto contenzioso giudiziale, proposto da alcune società sportive calcistiche, quali Roma, Parma, Brescia e Juventus, per quanto ci consta, nei confronti della Telecom.
Tale contenzioso era stato promosso delle società di calcio che, avendo ceduto a terzi i diritti o tendendo a voler preservare la gestione dei diritti dal punto di vista della esclusiva titolarità per i riflessi economici ad essa connessi, tendevano ad inibire l’utilizzo delle immagini da parte della società operatrice nella telefonia, che, invece, diffondeva immagini delle partite sportive (gol e principali azioni), in assenza di autorizzazioni e di acquisizione dei relativi diritti.
Quella serie di liti si risolsero tutte con il riconoscimento della legittimità dell’operato della società convenuta in giudizio perché le sue attività furono ritenute rientranti nell’ambito dell’esercizio del diritto di cronaca e, per tale condizione, non lesive dei diritti di utilizzazione economica delle immagini delle partite di calcio.
Ai fini che qui interessano, è da osservare che in esse si ritrova l’enunciazione di una nozione di fondamentale rilievo, elaborata dalla dottrina e dalla giurisprudenza, circa la riproduzione di immagini di eventi sportivi perché nel dilemma sul tipo di disciplina applicabile alla materia fu affermato che i fenomeni in discorso non erano soggetti alla disciplina del diritto d’autore, di cui alla Legge n. 633/1941, bensì alle norme sulla tutela del diritto di impresa.
In argomento, infatti, è significativo uno stralcio di un’ordinanza del Tribunale di Milano del 23/3/2003, in cui si legge che “……1) da quando si è avviata la diffusione delle gare sportive, dapprima attraverso mezzi radiofonici e poi televisivi (ed oggi la telefonia mobile o la Rete Internet), è sorto un dibattito sul conflitto tra gli organizzatori, legittimati al loro sfruttamento economico, in via esclusiva, primaria e secondaria e quindi anche nelle varie forme di produzione e trasmissione, ed i terzi, che intendono sfruttare, a scopo commerciale, la manifestazione sportiva attraverso riprese televisive o radiofoniche ovvero che intendono riprendere e diffondere l'evento a scopo meramente informativo, nell'esercizio del diritto di cronaca;
2) gli organizzatori degli incontri, quali imprese, e quindi, con riguardo al Campionato nazionale, le società titolari delle squadre ospitanti che gareggiano in luoghi chiusi, gli stadi (accessibili ad un pubblico pagante), hanno indubbiamente, in base al generale principio consacrato dall'art.41 Cost., un potere dispositivo sullo spettacolo sportivo, che rappresenta, oltre che un fatto agonistico, il prodotto principale della loro attività economica (C.C. 2188/1963; T. Roma 21/7/1978, F.I., 1978, 2318; A.Roma 10/11/1980, F.I. 1981, 520; P.Roma 3/7/1981, D. Aut. 1982, 280; T. Catania 20/10/1988, Riv. Dir. Comm. 1990, II, 251; P. Roma 10/12/1992, AIDA, 1994, II, 222/1)
3) Secondo una certa interpretazione il diritto dell'organizzatore dello spettacolo sportivo calcistico sarebbe assimilabile al diritto dell'autore di un'opera dell'ingegno e quindi si configura come diritto assoluto, con estensione della relativa tutela anche nelle forme secondarie di utilizzazione, per cui deve ritenersi comunque illecita l'appropriazione dell'opera altrui, a prescindere dalla quantità e dalle modalità di diffusione, essendo lecita solo « la notizia della programmazione delle partite e del risultato finale » (P.Roma 18/9/1987, Riv. Dir. Sport. 1989, 72; su posizioni analoghe anche P.Roma 10/12/1992, AIDA, 1994, II, 222/1 ed in Riv.Dir.Sport. 1993, 512);
4) l'accostamento della gara sportiva all'opera dell'ingegno viene però contestato da chi osserva che, al di là della sua mancata inserzione negli artt. 1 e 2 L.633/1941, elencazione questa non tassativa, lo schema di gioco consiste in regole articolate in forma essenziale e non in un progetto ideativi in sé compiuto (C.C. 1264/1988), nel cui ambito l'attività dei giocatori si sviluppa, sul campo, in maniera non del tutto prevedibile, in gran parte affidata al caso, per cui ciò che manca, rispetto all'opera teatrale, "è la finzione, che implica preordinazione".
Orbene, dal punto di vista normativo la materia in questione è stata interessata prima dall’intervento della Legge n.248/2000, con cui il Legislatore aveva integrato il disposto dell’art. 16 della Legge sul Diritto d’autore e, poi, con l’emanazione di una disciplina normativa specifica nel contesto del Decreto Legislativo n. 177/2005.
Fra l’altro, con tali norme sono stati individuati i tre soggetti tipici che operano nel settore, quali (cfr. Matteo De Poli in AIDA 2010 “Il contratto pay tv”, pagg. 305 e ss).:
1) l’operatore di rete o network provider - nel nostro caso il provider, cioè Fastweb - titolare del diritto di installazione, esercizio e fornitura di una rete di comunicazione elettronica su frequenze terrestri in tecnica digitale, via cavo o via satellite, e di impianti di messa in onda, multiplazione, distribuzione e diffusione delle risorse frequenziali che consentono la trasmissione dei programmi agli eventi. E’, in sostanza, chi provvede alla trasmissione dei segnali radiotelevisivi verso la popolazione, gestendo sistemi di vario tipo, terrestri, via satelliti, via cavo e su banda larga;
2) il fornitore di contenuti - nel nostro caso, l’organizzatore dell’evento, ad esempio la Lega Calcio - ossia colui che organizza i palinsesti, l’editore, in buona sostanza;
3) il fornitore di servizi ad accesso condizionato – nel nostro caso l’operatore televisivo, cioè Mediaset o Sky - ossia colui che tramite l’operatore di rete servizi al pubblico di accesso condizionato distribuendo chiavi numeriche capaci di abilitare alla visione dei programmi.”
Venendo più ai giorni nostri, da qualche tempo il gruppo Mediaset ha intentato azioni legali a tutela dei suoi diritti nei confronti dei siti che consentono di violare il sistema criptato di immagini, fra cui il sito Rojadirecta, e di tale strategia l’azione, di cui si discorre, costituisce un’importante componente.
Ed è evidente, per chi si approfondisca in tema, che la sottrazione di tale genere di questioni alla disciplina del diritto d’autore, senza voler affrontare il nodo della condivisibilità o meno della qualificazione, ha affievolito le possibilità di tutela, per aver condizionato negativamente l’efficacia dei risultati perseguibili nelle aule di giustizia a causa della sostanziale limitazione degli strumenti di tutela (si pensi al settore delle norme penali).
Orbene, l’ordinanza, che ha suscitato il nostro interesse, di cui non conosciamo il contenuto e che, ciononostante, cerchiamo di valutare nella sua efficacia, così come le notizie che su di essa girano, hanno generato una certa curiosità, perché, da un lato, la stampa inneggia all’importanza ed all’efficacia della vittoria ottenuta dalla parte ricorrente, mentre, dall’altro versante, sui blog si accavallano i commenti degli internauti di diverso avviso.
Difatti, costoro, con una notevole dose di sarcasmo, tendono a sminuire la rilevanza del risultato raggiunto per la sostanziale impossibilità di impedire in maniera definitiva ed assoluta le possibilità di accedere su internet alle immagini desiderate.
Pertanto, abbiamo cercato di riflettere su tale contrasto di posizioni e, a noi che tanto esperti di internet non siamo, ci è sembrato che la risposta più eloquente sulle enormi potenzialità del web sia espressa proprio dal sito di Rojadirecta, su cui, fra l’altro, si legge, testualmente, “…Mediaset festeggia perché la decisione del Tribunale di Milano, la prima di questo genere, riveste una particolare rilevanza giurisprudenziale in tema di lotta alla pirateria. Mediaset aveva già ottenuto dal Tribunale di Roma uno stop diretto al gestore del portale Rojadirecta e due ordini di sequestro del medesimo sito da parte della Procura della Repubblica di Milan. E questo nuovo provvedimento darà un impulso determinante ai fornitori di connettività nell’inasprire tutte le iniziative a contrastare la pirateria sui contenuti a tutela di tutte le imprese editoriali italiane. Basterà o sarà un provvedimento aggirato in breve tempo come accaduto in passato” e la comunicazione prosegue con il suggerimento utile per aggirare gli effetti del provvedimento inibitorio.
Del resto, a Napoli, città anarcoide per eccellenza, da tempo il confronto di pari durezza avviene su tutt’altro campo, cioè quello delle modifiche continue dei sistemi di criptazione e dei tentativi di superamento con apparecchi informatici di captazione dei segnali per la riproduzione diretta in video, con la contrapposizione fra gli operatori televisivi ed i “pirati” di più basso cabotaggio, ma certo non meno intraprendenti dei loro colleghi internazionali, con l’impiego di risorse ed uomini quasi da vero spionaggio e controspionaggio (giuro che ho anche personalmente sentito dire che Sky si affidi ad ex componenti del Mossad) ed ai limiti della leggenda metropolitana!
Pertanto, la nostra osservazione conclusiva è condizionata dal messaggio lanciato da Rojadirecta, e, per il momento, abbiamo maturato il convincimento che l’esito favorevole dell’azione intentata dal Gruppo Mediaset possa costituire, tutt’al più, il successo di una piccola battaglia rispetto alle sorti della guerra in atto che paiono segnate, perché, nella continua rincorsa dell’uno all’altra, il diritto sembra doversi arrendere e dover cedere irrimediabilmente il passo alla tecnologia.
Del resto, se l’organizzazione di Anonimous si sta affermando come uno dei più tenaci nemici dell’Isis (è di oggi la notizia dell’accesso telematico sui siti dell’organizzazione terroristica con prelievo di dati e di informazioni e di inserimento abusivo di una pubblicazione di invito all’uso di prozac e di viagra per sedare i loro animi - meglio, le loro anime -), non sembra difficile capire chi dovrebbe risultare vincitore nel conflitto dei diritti televisivi.



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