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La validità del vincolo del tesseramento dell’atleta minore di età

di Luca Siniscalchi


08/06/2015

Ogni qualvolta intervengano fatti od atti giuridici incidenti sugli effetti del rapporto esistente fra le società sportive e calciatori professionisti la stampa è solita rievocare il precedente legato al calciatore Jean-Marc Bosman, e spesso lo fa con un semplicismo che non trova aderenza nella realtà degli accadimenti.

Certo, la vicenda che vide coinvolto il calciatore in questione ha avuto una portata rivoluzionaria per il mondo dello sport, per la modifica radicale che essa ha comportato per l'assetto della regole vigenti nei rapporti fino ad allora in essere nel sistema dei vincoli contrattuali fra sportivi ed i club di appartenenza.

Infatti, in quel caso, risalente al 1995, l'atleta era tesserato con il R.F.C. Liegi, compagine militante nella massima serie del campionato del Belgio, ed il suo contratto da professionista era già scaduto, per cui Bosman era fermamente intenzionato a trasferirsi al Dunkerque, club francese, ma tale compagine non propose una somma ritenuta congrua dal club titolare del cartellino, per conseguire il perfezionamento dell'acquisto del giocatore.

Di conseguenza, il R.F.C. Liegi si oppose al trasferimento, ridusse l'importo del corrispettivo da pagare al tesserato per la stagione successiva e poi, a causa delle incomprensioni insorte, lo mise anche fuori dalla prima squadra, per cui Bosman iniziò la sua battaglia legale, adendo la Corte di Giustizia Europea con tre diverse azioni legali nei confronti della Union Royale Belge de Societes de Football Association ASBL, cioè la Federazione calcistica del Belgio, del Royal Football Club de Liege e dell'UEFA.

In proposito, si ricorda che in base al regime preesistente alla sua azione giudiziaria nello sport professionistico vigeva un sistema di vincolo di favore per le società sportive perché l’atleta non aveva possibilità di ottenere la liberazione da tale legame se non attraverso l'intervento della volontà del club cui era legato.

Come accennato, l’azione intrapresa ebbe esito favorevole, in quanto la Corte di Giustizia accolse le istanze del ricorrente, e, fondando la decisione sul disposto dell'art. 39 del Trattato di Roma, che prevede il regime di libera circolazione dei lavoratori all'interno della comunità europea, stabilì l'illegittimità del sistema del vincolo di cui si è detto, e, infatti, da quella sentenza fu affermato il diritto degli sportivi, quali lavoratori, di trasferirsi liberamente alla scadenza del contratto in un altro club, dando corso ad un nuovo rapporto contrattuale di lavoro.

Tra l'altro, la sentenza resa nel caso Bosman ha inciso anche sulla prassi delle federazioni calcistiche nazionali di porre dei limiti di numero di calciatori stranieri, impedendo discriminazioni perpetrate in danno di cittadini dell'Unione Europea.
E’ da considerare che, successivamente, sul nuovo sistema normativo scaturito dalla sentenza della Corte di Giustizia Europea si è anche innestato una regola, introdotta dalla FIFA all'art. 17 del suo Regolamento, che consente ai calciatori di firmare, a titolo gratuito, un precontratto con un altro club, nel corso del periodo degli ultimi sei mesi di vigenza di un precedente contratto.

Quindi, dalla decisione del caso Bosman il regime dei rapporti contrattuali fra gli sportivi professionisti e ed i club è stato mutato in modo sostanziale, per l’alterazione delle condizioni di equilibrio esistenti fra le parti del contratto che ne è conseguita, con l'attribuzione di un rilevante potere contrattuale ed economico agli sportivi, specie quelli più celebri, da esercitare tanto in fase sia di conclusione di accordi, che, spesso, anche durante la loro esecuzione.
Quella modifica epocale ha poi coinvolto anche il settore dello sport dilettantistico, poiché anche per gli sportivi dilettanti sono stati disposti limiti di durata dei vincoli derivanti dai tesseramenti, così da evitare il prolungamento "a vita" dei loro effetti.
L'effetto Bosman, ad esempio, è stato evocato nel caso relativo ad una decisione di un Tribunale del Lavoro tedesco del 2014, che, adito dal calciatore Heinz Muller, portiere della Bundesliga, nella causa proposta in danno del Mainz, club di prima lega, ha affermato il diritto del calciatore-lavoratore di ottenere il riconoscimento di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato dal proprio club dopo due anni di durata del contratto, ma di tale precedente è difficile valutare gli effetti, non conoscendone il contenuto, ma anche perché essa non è una decisione definitiva e per il fatto che è relativo ad un altro ordinamento; tuttavia, nei termini in cui è stata diffusa la notizia farebbe ritenere che il principio previsto dal giudice tedesco finirebbe per avere effetti addirittura inversi alla situazione precedente al caso Bosman, perché tenderebbe a creare, a carico delle società sportive, vincoli di una durata indeterminata dei rapporti contrattuali con effetti giuridico-economici dirompenti.

Di recente, la figura di Bosman è stata utilizzata con riferimento ad una sentenza del Tribunale di Verbania, finalmente resa pubblica.

Nel provvedimento, che è visionabile separatamente, è stata disposta l’invalidità del legame in essere fra un calciatore, minore di età, ed una società sportiva dilettantistica, per cui essendo riusciti a procurarci la copia del provvedimento in questione grazie alla disponibilità del collega Domenico Capristo, difensore del giovane, esponiamo alcune brevi considerazioni sul suo contenuto.

Quanto al fatto, sottoposto al vaglio dell’Autorità Giudicante, si rileva che il provvedimento ha riguardato la domanda di declaratoria di invalidità del vincolo del tesseramento in essere fra il minore, attore, ed una società sportiva, convenuta, e la conseguente richiesta di restituzione di una somma versata in favore della società sportiva dai genitori del minore per ottenere la liberazione dal vincolo, così da consentire un nuovo tesseramento con altra società sportiva senza incorrere in sanzioni previste dal regolamento federale.

In punto di diritto, la decisione del Tribunale è intervenuta a decidere in sede di appello sulla richiesta di riforma della sentenza dell’Ufficio del Giudice di Pace, che aveva accolto la domanda degli attori, fondata sulla natura di atto dispositivo dell'assoggettamento al vincolo del tesseramento, affermando la nullità dell'accorso per carenza del requisito dell'autorizzazione del giudice tutelare in base a quanto disposto dall'art. 320 II comma c.c. in tema di atti eccedenti l'ordinaria amministrazione.

La pronuncia del Tribunale di Verbania ha disposto il rigetto dell'appello, proposto dalla società sportiva, pur modificando la motivazione della decisione assunta, perché, rilevando che la sanzione derivante dall'inesistenza dell'autorizzazione del giudice tutelare è costituita dall'annullabilità, ha dichiarato la nullità del vincolo del tesseramento sotto altro profilo.
Infatti, l'Autorità Giudicante ha affermato che "il vincolo pluriennale apposto al tesseramento va dichiarato radicalmente nullo ex art. 1418 c.c. in quanto l'appostazione del cd. vincolo del trasferimento previsto come passibile pattuizione tra le parti dall'art 32 delle Norme organizzative interne della FIGC non presenta alcuna causa in concreto meritevole di tutela", aggiungendo "come attraverso il cd. tesseramento l'individuo abbia la possibilità (che altrimenti non avrebbe avuto) di esercitare in forma organizzativa (perché sottoposto ai dettami delle Federazioni) l'attività ludico-sportiva del gioco calcio" e che non esistano elementi di carattere patrimoniale e non che, nel caso di rapporto fra società sportiva e sportivo dilettante, giustifichino la durata ultrannuale del legame derivante dal tesseramento.

La decisione valuta la portata dell'art. 32 delle Norme della Federazione Italiana Giuoco Calcio, che stabilisce un'efficacia del vincolo tesseramento fino al ventincinquesimo anno di età del tesserato nella minore età ed essa è stata commentata con preoccupazione da esperti del fenomeno calcio perché la diffusione del principio potrebbe comportare la validità dei tesseramenti per la sola durata annuale.

Una delle prime riflessioni che, secondo noi, può derivare dalla pronuncia esaminata riguarda l'applicabilità al rapporto fra il tesserato e la società del disposto dell'art. 24 II comma c.c. con previsione di accordi fra gli associati e le associazioni di durata predeterminata del rapporto associativo, ma tale soluzione inciderebbe in modo rilevante sull'assetto dei rapporti in essere fra i soggetti coinvolti, in quanto formalizzerebbe la situazione di associato del tesserato quale soggetto titolare di diritti e di poteri all'interno del contesto delle società sportive, che associazioni, ovviamente, già sono, con riflessi di comprensibile natura sulla gestione di quegli enti giuridici.


Leggi la sentenza del Tribunale di Verbania



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